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Trento
15 gennaio | 09:24

Sara Pedri, la sorella Emanuela: "Ogni cosa di lei mi manca tanto". E sul processo: "Nel ricercare la verità eravamo consapevoli di esporre pubblicamente sia lei che noi"

Sono parole di amore quelle che nelle scorse ore Emanuela Pedri ha scritto per la sorella Sara, la giovane ginecologa scomparsa a Cles, il 4 marzo 2021. "È ovvio che Sara avesse le sue 'fragilità' e la sua sensibilità visto quanto accaduto, ma oggi sono proprio le sue meravigliose fragilità che mi mancano"

TRENTO. “Sara aveva tutto, non le mancava nulla per vivere una vita lunga e dignitosa con tutte le sue fragilità che l'hanno accompagnata per 31 anni della sua vita, ma non l'hanno mai ammalata fino al punto di voler scomparire. Solo quando ha varcato la soglia del reparto di quell'ospedale tutto ha iniziato a cambiare, in pochissimo tempo la sua vitalità si è spenta lasciando un grande vuoto in lei, in noi ed in tutti coloro che l'amano”. Usa queste parole Emanuela Pedri, sorella di Sara la giovane ginecologa scomparsa a Cles, il 4 marzo 2021. Da quel giorno di lei non si sa più nulla. 

 

Nei giorni scorsi in tribunale a Trento si è tenuta la seconda udienza preliminare del processo  riguardante i casi di presunti maltrattamenti in reparto e che vedono davanti al giudice Saverio Tateo, ex direttore dell’Unità operativa di ginecologia dell’ospedale Santa Chiara e Liliana Mereu dirigente medico dello stesso reparto.

 

Il giudice ha ammesso tutte le parti civili, compresa l'Azienda Sanitaria e gli avvocati dei due imputati hanno chiesto il rito abbreviato. La difesa di Tateo e Mereu ha puntato su una memoria difensiva comprensiva di diverse testimonianze ed una perizia psichiatrica elaborata anche sulla base di messaggi WhatsApp e dalle mail di Sara. La perizia, sostengono la difesa, dimostrerebbe come le fragilità della ginecologa avesse radici lontane.

 

“Quando decidemmo di procedere verso la ricerca di verità per Sara – scrive Emanuela Pedri sui social -  eravamo consapevoli di esporre pubblicamente sia lei che noi. Se in una casa ci sono segreti c'è vergogna, e se c'è vergogna non si può  'combattere' nessuna battaglia. Quando mostri il fianco sei sempre attaccabile ed è questo il coraggio che serve, quello di rimanere fedeli a sé stessi a prescindere dal risultato”.

 

Per Emanuela Pedri è ovvio che Sara avesse le sue "fragilità" e la sua sensibilità visto quanto accaduto, “ma oggi – scrive - sono proprio le sue meravigliose fragilità che mi mancano”. “Il suo essere nera e bianca senza sfumature di grigi, il suo essere estrema nel bene e nel male, le sue esternazioni da 'fine del mondo', i suoi capricci, la sua fretta di arrivare, il suo grande senso del dovere e di responsabilità, la sue grandi aspettative, il suo essere testarda fuori misura, il tutto mescolato alla sua vivacità fisica ed intellettuale, al suo essere colorata, alla sua risata contagiosa, al suo amore per lo studio ed il lavoro, al suo essere sorella, amica e compagna fidata, al suo rispettare gli impegni con spirito di sacrificio ed essere rispettosa ed ossequiosa a volte fin troppo”.

 
Sara amava il bello, la musica, ballare, stare con gli amici, mangiare, vedere film soprattutto quelli della Disney, amava il suo corpo, vestirsi alla moda e farsi i selfie. “Solo quando ha varcato la soglia del reparto di quell'ospedale tutto ha iniziato a cambiare, in pochissimo tempo la sua vitalità si è spenta lasciando un grande vuoto in lei, in noi ed in tutti coloro che l'amano” ha concluso Emanuela Pedri. 

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